Batarò (Baterau)
il pane piacentino fatto in casa
Passeggiando tra le valli del Piacentino, e in particolare lungo la Val Tidone, capita di imbattersi in sapori che riportano indietro nel tempo. Sono profumi e gesti semplici, capaci di evocare l’infanzia e le merende preparate con cura dalle mani esperte della zia Lina.
Tra queste tradizioni spicca il “batarò”, specialità tipica della Valtidone, oggi riconosciuta con marchio DE.CO. del Comune di Alta Valtidone e registrata a livello ministeriale. È un pane schiacciato, sottile, pensato per cuocere velocemente sulla piastra del forno a legna o sulla vecchia stufa economica di casa. Un prodotto povero, nato da ingredienti essenziali, ma ricco di sapore e storia.
Un tempo veniva offerto ai bambini come merenda, sia in versione salata sia dolce. Bastava poco per renderlo speciale: salumi e formaggi del territorio per i più grandi, mentre per i piccoli miele o zucchero, ma anche nutella per i più golosi.
Oggi, accanto alla ricetta tradizionale, si trovano anche varianti più golose, come quella con la crema di nocciole.
Preparazione del Batarò
Si uniscono gli ingredienti e si lavorano per alcuni minuti fino a ottenere un impasto morbido ed elastico. Dopo averlo leggermente unto con olio, lo si copre con un panno e si lascia riposare per circa mezz’ora.
Trascorso il tempo di riposo, si dividono piccoli pezzi di pasta e si modellano in dischi schiacciati e tondeggianti, non troppo spessi per favorire una cottura uniforme. Si spennellano con un filo d’olio e si cuociono sulla piastra calda della stufa, nel forno a legna o, più semplicemente, in padella.
Durante la cottura il batarò si gonfia leggermente e forma una crosticina dorata. Va salato e servito ben caldo. Tradizione vuole che venga aperto a metà e farcito con pancetta e gorgonzola, oppure con prosciutto cotto, mozzarella e pomodoro o ancora con verdure grigliate. Una volta farcito, può essere rimesso in forno finché il formaggio non risulta perfettamente fuso e leggermente dorato.
Per la versione dolce, dopo aver formato le palline di impasto, si creano con le nocche delle dita piccoli incavi sulla superficie. Una volta cotti, si spennellano con olio e si completano con miele o zucchero. I più golosi possono farcirli con crema di nocciole, trasformando una semplice preparazione contadina in una merenda irresistibile.
Curiosità
“Sulle colline della Val Tidone, in provincia di Piacenza, il batarò ha il profumo del tempo perduto.
Chi è della zona conosce bene la «gioia violenta» che si scatena al primo morso di questo particolare panino, la stessa che descrisse Marcel Proust parlando della sua madeleine inzuppata nel tè. Non si tratta propriamente di sapore, ma di ricordi.
Quelli legati all’infanzia, di quando le mamme, le nonne e le zie, nel giorno in cui si faceva il pane, mettevano da parte un po’ di impasto per testare la temperatura del forno a legna e già che c’erano per preparare la merenda dei bambini…”
Anche La Cucina Italiana ha parlato del batarò del quale proponiamo uno stralcio (l’articolo intero, a cura di Laura Filios, lo trovi qui)
Ingredienti
700 gr. farina
100 gr. farina di granoturco
1 cubetto di lievito di birra
olio, sale e mezzo litro d’acqua.
Varianti dolce: miele, zucchero o nutella.
E in tema di vini...
Da gustare con un buon Ortrugo o un Trebbianino, ma anche con la Malvasia secca.